Questa pagina ha l' intento di farvi leggere tutti i "graffi" postati nel 2018. Sono tutti incentrati su argomenti di attualita', di satira e di politica, di cultura generale e di economia o di altro genere, sempre un po' "graffianti" quando si rende possibile per la tipologia dell' argomento. Prendono spunto da riviste, quotidiani o TV ma sono tutti espressamente personalizzati, scritti e postati dall' autore in calce. Non si puo' interagire in diretta come un normale blog, ma se qualcuno volesse intervenire in qualche modo, aggiungere qualcosa o mostrare il suo disappunto su cio' che ha letto, puo' spedire il suo post all' webmaster dal form qui a destra o attraverso i canali del sito e, dopo un' attenta valutazione, verra' postato come "graffio del giorno"!

giomas    

Tutti i "graffi" del 2021

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05/01/2021
IL PALIO DI SIENA
Qualcuno si batte per la fine del Palio di Siena.
Benissimo: se decidiamo che per una disgrazia, nonostante gli sforzi degli organizzatori, qualche animale non ce la fa, aboliamo la festa. Ricordiamoci, però, di abolire anche la Giostra del Saracino di Arezzo, il Palio di Asti, il Palio di Fucecchio e centinaia di altre manifestzioni meno conosciute (compreso il Palio dei Somari di Trequanda e tutte le feste sarde in cui e' presente il cavallo). Poi procediamo con l'abolizione degli ippodromi, dei maneggi, delle corse dei cani, della caccia col falcone e dei calessi trainati dai castroni nel centro di Roma. Sono d' accordo su una regolamentazione delle scommesse che fanno bene alle tasche di qualche furbone, al controllo sulla salute degli animali che quasi sempre sono ben trattati, alla loro sicurezza e a quella degli spettatori, ma abolire il Palio di Siena mi sembra una brambillata. I senesi non vogliono uccidere i cavalli mentre gli uomini in genere gli animali li ammazzano oltre a maltrattarli, da sempre e dovunque, in tutti i modi. Preferiamo non saperlo. Ma, se entrassimo in un macello, credo ne usciremmo tutti turbati, per non parlare di chi lo fa in privato, dei quali se ne ignora o se ne vuole ignorare l' esistenza.

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10/01/2021
AUTOSTOP
Qualcuno si ricorda l'autostop, che da 20 anni è letteralmente evaporato nelle abitudini dei viaggiatori giovanili? Quanti di noi hanno girato l'Europa? Bastava avere in tasca pochi soldini e raggiungere il primo incrocio importante fuori città. Per me è stata anche una scuola di pazienza e di attenzione verso gli altri (a chi ti dava un passaggio un po' di conversazione gliela dovevi pur offrire) e mi ha testimoniato la fiducia che il prossimo può avere in te se non cerchi di fregarlo. Quante volte ho rimediato un passaggio, un piatto e un letto gratis in cambio di quello che io potevo raccontare sull'Italia e di quello che potevo ascoltare sui paesi che visitavo! E poi la sensazione dilatata del tempo (quante ore o quanti giorni avrei impiegato ad arrivare, proprio non mi interessava) e di uno spazio senza confini. Oggi i miei amici piu' giovani sorridono dei miei raccontini e viaggiano più comodi, ma ho l'impressione che vadano meno lontano anche se poi arrivano in capo al mondo. Però ogni generazione ha quel che si merita e ognuno vive solo il "suo" tempo: non possono esserci nostalgie né invidie fra generazioni...diverse!

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18/01/2021
VIVERE SENZA FACEBOOK
Ho pensato varie volte di chiudere il mio account Facebook ma non l' ho ancora fatto. Chiarisco subito che non mi schiero affatto tra gli "apocalittici" nei confronti dei nuovi media, tanto più che ho scritto a mano e gestisco un sito web. Resto convinto pero' che, con l' utilizzo che la maggior parte delle persone fa di Facebook, siano piu' i danni che i vantaggi.
Pochi giorni fa un servizio delle Iene ha dimostrato che, togliendo la possibilita' ad alcuni adolescenti di andare su Fb e di scrivere SMS, si ottengano due risultati: da un lato si assistono a reazioni che hanno molto a che fare con le crisi d' astinenza da droghe (ansia, depressione...) e dall' altro si notano col passare dei giorni, effetti positivi, per esempio sulla capacita' di concentrazione dei ragazzi.
E' evidente che ormai la socialita' mediatica di Facebook e degli altri social network abbia sostituito la socialita' reale dell' incontro faccia a faccia, cosi' come quella dell' SMS abbia sostituito quella della telefonata vocale. Io penso che la ricerca spasmodica di amici online denoti una grande e preoccupante solitudine di fondo e che abbia reso, soprattutto gli adolescenti, incapaci di intrattenere relazioni sociali "vere", con ovvi danni sulla capacita' di integrarsi in gruppi (classe, squadra sportiva, ufficio...). Il mio parere e' che l' attivita' educativa dei genitori (ma anche degli insegnanti) debba andare in una direzione nella quale si riesca a riportare l' uso dei social network in un ambito di diversificazione. L'utilita' e la semplicita' di un certo tipo di comunicazione non deve essere negata, ma quando si hanno piu' amici su Facebook che nella vita reale bisogna iniziare a preoccuparsi davvero.

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26/01/2021
ALLA RICERCA DEL MADE IN ITALY
Mi sono recato in un centro commerciale per acquistare un piccolo elettrodomestico. Ne ho trovati almeno una decina. Marche note quasi tutte italiane. Ne scelgo una ma guardando la scatola mi accorgo che, nonostante la marca nostrana, e' stato prodotto all' estero. Allora passo in rassegna tutte le altre marche ma di Made in Italy neppure l' ombra. Senza alternative ho dovuto acquistarne uno di una marca italianissima...ma cinese! Possibile che non ci sia qualcuno che impedisca questo monopolio? E' possibile che agli industriali italiani interessi solo il guadagno e non la disoccupazione che lasciano in Italia? Leggo sui giornali che da poco una fabbrica italiana, sovvenzionata dallo Stato per delocalizzare la sua produzione anche all' estero, ha chiuso i battenti in Italia, lasciando nella disperazione 100 famiglie! Se ci guardiamo intorno scopriamo che quasi tutto e' fabbricato all' estero: elettrodomestici, televisori, auto e perfino scarpe, (per non parlare dei prodotti taroccati o degli alimentari) che ho appena comprato e che sono made in India! Oltre che della disoccupazione e della miseria che lasciano in Italia, gli industriali che chiudono le fabbriche per riempirle all' estero (a volte con l' aiuto dei nostri soldi) si rendono colpevoli della schiavirtu' a cui sono sottoposti i lavoratori dei Paesi del Terzo Mondo.

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